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di Mario Medde
Premessa — Ogni persona ha un valore universale, e i problemi si affrontano meglio in una prospettiva globale che superi la dimensione locale e nazionale. Questa idea di cosmopolitismo, che affonda le radici nella filosofia greca, è stata studiata, tra gli altri, dalla filosofa americana Martha C. Nussbaum. In questo articolo mi propongo di confrontare le idee di Nussbaum con quelle di padre Ernesto Balducci, per rilevarne poi i limiti storici e la frattura, da entrambi non pienamente affrontata, tra cosmopolitismo come ideale etico e globalizzazione come processo economico reale, con un cenno alla crisi delle istituzioni internazionali.
Parte prima – L’attaccamento come radice del cosmopolitismo, confronta il «paradosso dell’appartenenza» di Nussbaum – l’amore per l’umanità nasce dai legami concreti, non li nega – con la lettura teologica di Balducci, per il quale l’attaccamento è kenosi: non abolizione, ma trasfigurazione del particolare. Se ne ricavano quattro snodi comuni: il radicamento come punto di partenza, la trasformazione qualitativa dell’attaccamento, il ruolo della narrazione e della memoria, la critica al «cosmopolitismo senza corpo» delle élite.
Parte seconda – Due visioni del cosmopolitismo a confronto, espone il cosmopolitismo «rivisto» di Nussbaum – cerchi concentrici, capabilities, vergogna cosmopolita – e quello «profetico» di Balducci, l’Occidente come «terra del tramonto», l’uomo planetario, la radice cristologica, chiudendo con una tavola sinottica delle convergenze, a partire dalla critica alla pretesa neutralità dell’universalismo, e delle distanze tra filosofia laica e teologia.
Parte terza – Memoria e appartenenza: qui ritorno sui miei tre libri, Antiles, Imago mundi, Anni giovani, che hanno per contesto la Sardegna interna, per mostrare come memoria, genius loci e impegno civile incarnino narrativamente la tesi secondo cui il particolare fonda l’universale.
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di Mario Medde
È necessario continuare a richiamare l’attenzione sui problemi dei piccoli comuni dell’Isola, sul fenomeno dello spopolamento e sulla tendenziale perdita di identità di queste comunità. La Sardegna centrale vive una sfida esistenziale che richiede non singoli interventi, ma una strategia integrata che connetta servizi, economia, infrastrutture, comunità e valorizzazione della loro storia e identità.
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di Mario Medde
Il deficit formativo e scolastico in Sardegna e nel Meridione è ormai da lunga data un fenomeno ampiamente conosciuto e discusso, supportato da numerosi dati che ne attestano la portata e la rilevanza sociale, economica e culturale. Ho già avuto modo di trattare la questione per l’importanza ai fini dello sviluppo dell’Isola, e ovviamente per quel che comporta alle famiglie e ai giovani in fatto di progetti futuri e di opportunità lavorative, oltre che di grande impegno finanziario. Ai fini di un ulteriore aggiornamento delle riflessioni è utile reiterare alcuni ragionamenti in materia, anche a seguito della presentazione del Disegno di legge della Giunta regionale sulla riforma della formazione professionale e di alcuni dati che indicano il persistere del deficit scolastico.
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di Matteo Manca
Il libro di Mario Medde, Anni giovani, il sogno di una cosa, racconta dell’impegno di una generazione di giovani, lungo un arco di tempo importante anche per la Sardegna, quello dei due Piani di rinascita, e la vita di un paese come il nostro, ma che potrebbe essere quella di una qualsiasi altra piccola comunità dell’Isola. Raramente le vicende trattate nel libro sono state raccontate in modo così diretto e approfondito. Vicende anche del nostro e nel nostro paese che non è facile raccontare.
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di Mario Medde
Il libro
Anni giovani. Il sogno di una cosa racconta di un gruppo di giovani e del loro impegno nel sociale e nella politica di base in una comunità rurale e agropastorale dell’interno dell’Isola.
Le vicende si snodano lungo una fase della storia della Sardegna caratterizzata dall’attuazione del primo piano di Rinascita, dall’avvio della industrializzazione della Sardegna centrale, dalle lotte studentesche alla fine degli anni sessanta del secolo scorso, dal positivo protagonismo di importanti leaders della politica sarda e nazionale. A volte l’esposizione non segue necessariamente una puntuale datazione temporale, ma una sorta di sequenza di ricordi, pensieri e analessi; un flusso di coscienza, come talvolta capita di riflettere da svegli su spezzoni e frammenti di sogni.
Il racconto, nel riportare alcuni episodi e avvenimenti personali e di un gruppo di giovani in un contesto di pro- fondi cambiamenti del proprio paese e della Sardegna, richiama anche alla memoria le valutazioni di leaders politici impegnati a capire e attuare le scelte necessarie a inserire l’Isola nei processi dello sviluppo nazionale ed europeo.
