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di Mario Medde
Il libro
Anni giovani. Il sogno di una cosa racconta di un gruppo di giovani e del loro impegno nel sociale e nella politica di base in una comunità rurale e agropastorale dell’interno dell’Isola.
Le vicende si snodano lungo una fase della storia della Sardegna caratterizzata dall’attuazione del primo piano di Rinascita, dall’avvio della industrializzazione della Sardegna centrale, dalle lotte studentesche alla fine degli anni sessanta del secolo scorso, dal positivo protagonismo di importanti leaders della politica sarda e nazionale. A volte l’esposizione non segue necessariamente una puntuale datazione temporale, ma una sorta di sequenza di ricordi, pensieri e analessi; un flusso di coscienza, come talvolta capita di riflettere da svegli su spezzoni e frammenti di sogni.
Il racconto, nel riportare alcuni episodi e avvenimenti personali e di un gruppo di giovani in un contesto di pro- fondi cambiamenti del proprio paese e della Sardegna, richiama anche alla memoria le valutazioni di leaders politici impegnati a capire e attuare le scelte necessarie a inserire l’Isola nei processi dello sviluppo nazionale ed europeo.
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di Mario Medde
La scuola sarda è da tempo immemorabile alle prese con problemi di dispersione scolastica e di abbandono, di adeguatezza delle strutture e degli edifici, di carenza di organici e insegnanti di sostegno. Da evidenziare anche per l’Isola una percentuale alta di giovani che non studiano e non lavorano e una media di laureati inferiore di diversi punti a quella nazionale.
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di Mario Medde
Le istituzioni locali e regionali della Sardegna sono sempre state al centro dell’attenzione e delle proposte del sindacato sardo e della CISL sarda in particolare. La questione dell’autonomia della Sardegna, e della stessa Rinascita, ha accompagnato le lunghe vicende storiche, culturali, politiche e sociali dell’Isola. Vi era la consapevolezza, pure nella varietà delle posizioni e analisi, della grande importanza della identità e delle specificità dell’Isola per coltivare e perseguire gli obiettivi di sviluppo e di progresso individuale e collettivo della Sardegna. Certo, sulla datazione di questa consapevolezza da parte dei sardi sia gli storici che i grandi leaders della politica non hanno sempre concordato.
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di Mario Medde
Alla fine degli anni settanta e ottanta promuovevo, come dirigente della CISL di Oristano, iniziative a tutela delle aree interne e dei comuni minori del nostro territorio. Già da allora erano manifesti i segni forti della crisi economica e demografica, e parlavamo di tendenziale estinzione di molte comunità afflitte dall’emigrazione, dall’isolamento, dalla carenza di servizi fondamentali, dalla soppressione delle scuole primarie, dall’invecchiamento della popolazione e dalla bassa natalità. Problemi che in quegli anni le rappresentanze politiche e istituzionali avevano difficoltà a capire intente come erano a coltivare idee e progetti di razionalizzazione e di compatibilità economica e finanziaria. E infatti, oggi, di fronte agli effetti di quelle politiche e del diffuso fenomeno del calo demografico che incide irreversibilmente sull’efficacia delle misure in campo, si mette in mostra una sorta di “pianto del coccodrillo”, a fronte di un vero e proprio rischio antropologico per vaste aree dell’Isola. Ripropongo qui alcuni ragionamenti già più volte fatti, ma più che attuali e aggiornati alla luce di nuove evidenze e situazioni.
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di Mario Medde
1. Sul tema del post umanesimo e trans-umanesimo Mons. Ignazio Sanna – arcivescovo emerito di Oristano…. – ha scritto un importante saggio dal titolo L’identità aperta, il cristiano e la questione antropologica, Queriniana 2006. Nonostante siano trascorsi diciannove anni, l’opera di Mons. Sanna è di grande interesse e attualità, sia per la documentazione riportata che per le opinioni espresse.
Al centro della riflessione è la difesa dell’identità umana, biologica e antropologica, all’interno di un processo tra natura e cultura che ripropone la centralità della vita umana.
