di Mario Medde

L’annosa questione delle servitù militari, a seguito di una proposta di legge di Fratelli d’Italia, poi ritirata a seguito delle proteste e denunce manifestate nell’Isola, ha riproposto il tema dei poteri della Specialità autonomistica sarda e la storica invadenza dello Stato.

Non è ovviamente una novità. La questione che però si pone altrettanto periodicamente è che la Regione Sardegna e le sue rappresentanze affrontano di rimessa e in difesa un problema che riguarda i poteri dello Statuto speciale, inadeguati rispetto all’invadenza dei poteri dello Stato, e la necessità di una loro rinegoziazione, alla luce anche della esperienza, maturata negli anni. D’altronde, lo ripetiamo costantemente, già alla nascita dello Statuto Emilio Lussu ebbe a dire che questo, richiamando la famiglia dei felini, assomigliava più a un gatto che a un leone.

Certo è importante contrastare l’invadenza dello Stato e dei diversi Governi nazionali su temi specifici attraverso un contenzioso legale e adeguate iniziative politiche e sociali, ma è altrettanto importante che, contestualmente, per non restare impantanati nei problemi irrisolti, si assuma come prioritaria la rinegoziazione dei poteri dello Statuto con una mobilitazione delle istituzioni sarde e di tutte le rappresentanze economiche e sociali.

A dimostrare questa necessità sono i numerosi fronti storici di scontro tra Regione e Stato, da anni aperti, insoluti e che periodicamente si ripresentano con i tentativi dei Governi nazionali di ingigantirli. Si rende così ancor più evidente il peggioramento delle condizioni circa le pari opportunità e gli stessi poteri autonomistici.

In aggiunta alle storiche inadempienze dello Stato sui problemi dello sviluppo e del lavoro, di seguito si riportano solo alcune delle annose e strutturali emergenze che sovrastano la capacità autonomistica nella programmazione e attuazione degli obiettivi del progresso economico e sociale dell’Isola.

Vertenza entrate

La vertenza entrate avviata dalla Regione Sardegna e l’accordo più recente con lo Stato non possono essere considerati risolutivi. L’intesa sottoscritta all’inizio di dicembre 2025 prevede il riconoscimento alla Sardegna di 1 miliardo e 390 milioni di euro, da erogare tra il 2025 e il 2029, oltre a un contributo aggiuntivo di 100 milioni per ciascuno degli anni 2026 e 2027, destinato a compensare extra-costi correnti. L’accordo contempla inoltre l’istituzione di due tavoli tecnici: uno per prevenire nuovi contenziosi dopo il 2027 e uno dedicato all’insularità, finalizzato all’individuazione delle voci compensative del divario strutturale dell’Isola. Sono infine autorizzate assunzioni a tempo determinato nella Regione e nell’Agenzia Forestas, con una parziale deroga ai tetti di spesa.

Tuttavia, osservando l’origine e lo sviluppo della vertenza entrate, risulta difficile sostenere che il contenzioso con lo Stato possa dirsi chiuso. La vertenza prende avvio formalmente nel 2005, quando la Regione, guidata dalla presidenza Soru, promosse una mobilitazione unitaria culminata in una grande manifestazione a Roma. Al centro della rivendicazione vi era l’applicazione dell’articolo 8 dello Statuto speciale, relativo al pieno riconoscimento delle compartecipazioni erariali e tributarie, nonché la possibilità per la Regione di dotarsi di tributi propri.

Continuità territoriale aerea e marittima

Su questi problemi vi è un contenzioso che periodicamente si ripresenta. La Regione vuole correttamente gestire in autonomia bandi e tariffe, lo Stato impone vincoli di bilancio e regole UE sugli aiuti di Stato. Dopo ogni gara per le rotte in onere di servizio pubblico si rilanciano polemiche e contenziosi, ma il problema della continuità territoriale e della reale libertà di movimento delle persone e delle merci resta irrisolto.

Servitù militari

La Sardegna ospita oltre il 60% delle servitù militari italiane. La Regione chiede allo Stato compensazioni economiche, bonifiche ambientali e riduzione delle aree. È un contenzioso politico-amministrativo permanente: ci sono commissioni paritetiche che lavorano da anni, ma nessun accordo definitivo su risarcimenti e dismissione dei poligoni. Al contrario lo Stato tenta di potenziare i vincoli esistenti.

Trasporto e infrastrutture

L’arretratezza del sistema infrastrutturale sardo è antica e oggi ancora più evidente. Sulle infrastrutture stradali vi è la mancanza di tratte di rango autostradale e limitati investimenti. Le infrastrutture ferroviarie non sono elettrificate e sono pure a singolo binario, a eccezione di un tratto nella provincia di Cagliari. Da evidenziare investimenti non adeguati. Circa le infrastrutture portuali tutto il sistema risente di carenze dotazionali (accosti, capacità di stoccaggio, etc.). Le infrastrutture aeroportuali registrano una mancanza di collegamento strada/ferro con l’interno.

La Regione evidenzia costantemente la mancata attuazione dell’art. 8 dello Statuto sui piani di rinascita e fondi per strade e ferrovie. Da qui il contenzioso con ANAS e Rete ferroviaria Italiana per mancati investimenti. Al Consiglio di Stato pendono inoltre spesso cause su ritardi di cantieri statali.

Sanità e livelli essenziali

La Sardegna, come le altre Regioni speciali, finanzia la sanità senza la quota del Fondo Sanitario Nazionale. Indispensabile dunque la disdetta e la ricontrattazione dell’accordo del 2005 tra Regione e Stato, relativo ai costi della sanità in capo alla prima, cioè alla Regione Sardegna. Inoltre quando lo Stato introduce nuovi Livelli Essenziali di Assistenza, senza coperture, la Regione li impugna per violazione dell’autonomia finanziaria.

Energia ed eolico

In Sardegna ci sono richieste di connessione a Terna per 34,7 GW di eolico e 23 GW di fotovoltaico contro 1,1 GW eolico e 1,14 GW solare oggi installati. Se realizzati tutti, l’Isola produrrebbe 11,8 volte i suoi consumi elettrici annui. La legge regionale 5/2024 ha messo una moratoria di 18 mesi su nuovi impianti sopra 20 kW in attesa del Piano energetico e delle “aree idonee”. La Regione vuole decidere dove e quanto installare, e chiede che una quota dell’energia resti in Sardegna a prezzi calmierati.

Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica spinge invece per accelerare le Fonti di Energia Rinnovabile determinando i criteri nazionali. Le Regioni devono quindi individuare le aree idonee, ma se non lo fanno entro i termini scatta il potere sostitutivo dello Stato. Il Governo considera inoltre l’eolico offshore strategico e ha già dato via libera a progetti al largo di Sardegna e Sicilia.

Il contenzioso in atto. La Regione ha impugnato presso la Corte costituzionale parti del DL Aree Idonee perché lederebbe la competenza primaria su urbanistica e paesaggio. Il Governo a sua volta ha impugnato la moratoria sarda 5/2024. Al TAR Sardegna ci sono decine di ricorsi di aziende contro i dinieghi regionali. La Consulta ha però dichiarato incostituzionale l’articolo 3 della L.R. 5/2024 che stabiliva una moratoria di 18 mesi per i nuovi impianti eolici e fotovoltaici sopra i 20 kW. Inoltre, la Corte costituzionale ha stabilito che le Regioni possono individuare aree non idone, caso per caso, con criteri motivati, e non con divieti generalizzati. Le Regioni possono regolare ma non vietare. Le norme nazionali in materia di energia e decarbonizzazione prevalgono dunque anche su quelle delle Regioni a Statuto speciale. Dopo il ricorso della Regione Sardegna nel giudizio di legittimità costituzionale contro l’articolo 2, comma 1, lettera h del Decreto legge n. 175 del 2025 sulle aree idonee per la installazione di impianti eolici e fotovoltaici, il governo nazionale ha a sua volta deliberato la determinazione di intervento nel giudizio di legittimità costituzionale.

Riconoscimento status insularità

La richiesta del riconoscimento dello status di insularità riguarda la situazione geo-territoriale per cui la Sardegna ha svantaggi strutturali permanenti – trasporti, energia, continuità territoriale – che vanno compensati con norme e risorse ad hoc. Questo principio è già in Costituzione dal 2022; l’art. 119 riconosce infatti “le peculiarità delle Isole”.

La regione Sardegna rivendica però che il riconoscimento dello status di insularità diventi realmente operativo con una legge che finanzi il “fondo insularità”. In concreto chiede che sulla energia si pervenga a uno sconto strutturale in bolletta, all’obbligo di lasciare in Sardegna parte dell’energia prodotta, a garantire fondi per reti e accumuli perché l’Isola è isolata elettricamente.

Questo perché lo status di insularità è sì riconosciuto in Costituzione, ma senza risorse e senza effetti concreti sulle necessità storiche dell’Isola. È necessario inoltre attuare il principio costituzionale anche in un’ottica di maggiore partecipazione alle istanze europee, e di riconoscimento non solo del disagio in cui versa l’Isola ma anche delle sue specificità storiche e culturali, che rivendicano maggiore e migliore potere e capacità decisionale sui processi dello sviluppo della Sardegna.

Conclusione

È utile ribadire quanto più volte scritto a proposito dello Statuto speciale della Sardegna e del problema fondamentale nella programmazione dello sviluppo, cioè la questione dei poteri.

A tal fine è necessario ricordare qual è oggi lo stato dell’opera nei documenti della Regione Sardegna. In questa direzione basta scorrere anche velocemente quanto riportato nel Programma Regionale di Sviluppo 2024-2029. Nel capitolo “Nuovo sistema Sardegna” vengono elencati i principi fondanti, e tra questi la piena realizzazione dell’autonomia speciale della Sardegna e la ridefinizione dei rapporti con lo Stato su temi quali, ad esempio, la fiscalità e le servitù. Più avanti si scrive che «È fondamentale ridefinire l’Autonomia speciale della Sardegna attraverso la rivisitazione dello Statuto regionale, valorizzando al massimo le peculiarità in esso previste, adattandolo alle esigenze attuali e preparandolo per eventuali modifiche future».

Nel capitolo sulle grandi riforme si sostiene inoltre che «s’intende potenziare l’Autonomia della Regione Sardegna attraverso il riconoscimento di nuove competenze, una nuova disciplina della forma di governo, degli istituti di democrazia partecipativa e una rinnovata politica fiscale, e rivendicando una pari dignità istituzionale nei rapporti bilaterali con lo Stato e perseguendo una maggiore incisività della rappresentanza dell’Isola nelle sedi decisionali a livello nazionale ed europeo». Si sostiene inoltre che la riforma dello Statuto dovrà essere un processo inclusivo per ottenere il più ampio consenso del sistema economico, politico, sociale, culturale e istituzionale.

Si è di fronte ad affermazioni generali e generiche, neppure sostanziate da una lettura delle esperienze pluridecennali maturate dalla stessa Regione, né da una riflessione sull’attuale questione sarda, sull’incidenza che l’Europa ha nelle politiche e nelle misure utili ad affrontarla, sul confronto relativo al riconoscimento dello status di insularità in Costituzione. Mancano, infine, indicazioni su come si intende procedere nella rinegoziazione con lo Stato, se attraverso la Commissione paritetica, una Consulta oppure un’Assemblea costituente.