Un passaggio decisivo per l’autonomia

La vertenza entrate della Regione Sardegna, l’ultimo accordo sottoscritto con il Governo nazionale, le audizioni in Consiglio regionale sulla legge statutaria e l’avvio del dibattito sulla legge di stabilità rappresentano snodi politici e istituzionali di primaria importanza. Si tratta di scadenze che non riguardano soltanto la sfera istituzionale, ma investono direttamente il sistema economico e sociale dell’Isola.

È dunque necessario sviluppare alcune riflessioni di fondo, utili anche a dare sostanza a un confronto serio e non episodico tra Regione e parti sociali.

La vertenza entrate: un contenzioso ancora aperto

La vertenza entrate avviata dalla Regione Sardegna e l’accordo più recente con lo Stato non possono essere considerati risolutivi. L’intesa sottoscritta all’inizio di dicembre 2025 prevede il riconoscimento alla Sardegna di 1 miliardo e 390 milioni di euro, da erogare tra il 2025 e il 2029, oltre a un contributo aggiuntivo di 100 milioni per ciascuno degli anni 2026 e 2027, destinato a compensare extra-costi correnti. L’accordo contempla inoltre l’istituzione di due tavoli tecnici: uno per prevenire nuovi contenziosi dopo il 2027 e uno dedicato all’insularità, finalizzato all’individuazione delle voci compensative del divario strutturale dell’Isola. Sono infine autorizzate assunzioni a tempo determinato nella Regione e nell’Agenzia Forestas, con una parziale deroga ai tetti di spesa.

Tuttavia, osservando l’origine e lo sviluppo della vertenza entrate, risulta difficile sostenere che il contenzioso con lo Stato possa dirsi chiuso. La vertenza prende avvio formalmente nel 2005, quando la Regione, guidata dalla presidenza Soru, promosse una mobilitazione unitaria culminata in una grande manifestazione a Roma. Al centro della rivendicazione vi era l’applicazione dell’articolo 8 dello Statuto speciale, relativo al pieno riconoscimento delle compartecipazioni erariali e tributarie, nonché la possibilità per la Regione di dotarsi di tributi propri.

Il mancato rispetto della riforma del 1983 (legge n. 122) e delle previsioni statutarie aveva generato un credito che la Regione quantificava in circa 10 miliardi di euro. L’accordo raggiunto nel 2006 con il Governo Prodi, recepito nella legge finanziaria 2007 (legge n. 296), riduceva il credito del 50% e prevedeva il riconoscimento di 500 milioni di euro annui per dieci anni, insieme all’impegno ad aumentare le quote di compartecipazione ai tributi erariali. Contestualmente, la Sardegna si assumeva l’intero onere della spesa sanitaria e del trasporto pubblico locale.

Lo Stato non diede seguito agli impegni assunti, invocando l’assenza delle norme di attuazione dell’articolo 8. Solo nel 2016, con il decreto legislativo n. 114, tali norme vennero finalmente adottate, facendo venir meno ogni alibi. L’accordo del 2025 diventa possibile anche grazie a questo passaggio e alle reiterate pronunce della Corte costituzionale, ma non esaurisce né il profilo finanziario né quello politico-istituzionale della vertenza.

Nell’evidenziare che la Giunta Soru aveva indicato in 10 miliardi di euro il credito maturato dalla Regione Sardegna, sul piano finanziario resta irrisolta, in particolare, la questione dell’incremento delle compartecipazioni e quella dell’onere sanitario, che oggi grava interamente sulla Regione per circa 4 miliardi di euro annui. Sul piano politico e istituzionale, rimane aperto il nodo centrale dell’autonomia di entrata e di spesa, prevista dallo Statuto ma mai pienamente attuata. Argomenti che non appaiono purtroppo come una priorità per la politica sarda e nazionale.

Statuto e legge statutaria: una relazione irrisolta

Parallelamente alla vertenza entrate, si è riaperto in Consiglio regionale il dibattito sulla legge statutaria, anche attraverso le audizioni svolte dalla Commissione speciale per le riforme istituzionali. Ex Presidenti della Regione, rappresentanze sindacali ed enti locali sono stati chiamati a esprimersi sull’importanza delle riforme istituzionali e sui contenuti di una nuova legge statutaria.

Non si tratta di una novità. Gli ultimi quarant’anni anni della storia autonomistica sarda sono segnati da ripetuti tentativi falliti, dovuti alla frammentazione delle leadership e all’assenza di una visione condivisa sia sul rafforzamento della specialità nel rapporto con lo Stato, sia sull’organizzazione interna dell’autonomia regionale.

Si ricomincia ora con una Commissione speciale. Non è visibile però l’aggiornamento di un dibattito in materia, che pure ha visto nei primi anni del duemila una notevole partecipazione sia alla elaborazione che alle iniziative politiche e sociali. Eppure si tratta della storia della Sardegna, del modello di democrazia che si intende rivisitare e rafforzare, del rapporto con lo Stato, di come i sardi dovrebbero sentirsi partecipi di un modello di libertà e democrazia che non può essere delegato, neppure alle istituzioni, soprattutto in una fase che pure nelle consultazioni elettorali registra ed evidenzia l’abnorme distacco tra i cittadini la politica e le stesse istituzioni.

Statuto e legge statutaria sono legati da un rapporto di causa ed effetto: lo Statuto riconosce la specialità, la legge statutaria ne disciplina l’organizzazione e il funzionamento. Una concezione riduttiva della legge statutaria, intesa come mero strumento di manutenzione dell’Ente Regione, ha prodotto negli anni un rafforzamento dell’accentramento dei poteri e delle risorse, senza incidere sull’effettiva qualità dell’autonomia.

È invece necessario ripensare il modello di democrazia regionale, superando la concentrazione fisica e funzionale dei poteri e promuovendo un assetto più equilibrato, capace di ridurre gli squilibri territoriali e demografici dell’Isola.

Sullo Statuto non si parla più di rinegoziarne i contenuti, mentre per la Legge Statutaria del 2008 l’atto di promulgazione venne annullato da parte della Corte costituzionale. L’unica norma che il Consiglio riuscì a mettere in campo e approvare nel 2013 fu la Legge regionale elettorale (introducendo un sistema elettorale proporzionale con esito maggioritario) e la forma di governo ai sensi dell’articolo 15 dello Statuto speciale della Sardegna. Quest’ultima venne successivamente modificata dalla legge statutaria n.1 del 20 marzo 2018. Le modifiche hanno riguardato principalmente la composizione delle liste circoscrizionali e la parità di genere, la doppia preferenza di genere, la rappresentanza paritaria nei programmi e messaggi di comunicazione politica.

Qual è oggi lo stato dell’opera nei documenti della Regione Sardegna? Basta scorrere anche velocemente quanto riportato nel Programma Regionale di Sviluppo 2024-2029. Nel capitolo “Nuovo sistema Sardegna” vengono elencati i principi fondanti, e tra questi la piena realizzazione dell’autonomia speciale della Sardegna e la ridefinizione dei rapporti con lo Stato su temi quali, ad esempio, la fiscalità e le servitù. Più avanti si scrive che «È fondamentale ridefinire l’Autonomia speciale della Sardegna attraverso la rivisitazione dello Statuto regionale, valorizzando al massimo le peculiarità in esso previste, adattandolo alle esigenze attuali e preparandolo per eventuali modifiche future. È necessario introdurre una legge statutaria (ai sensi dell’art.15 dello Statuto) che stabilisca i principi per la riorganizzazione e il riordino, accompagnata da leggi ordinarie che ridefiniscano il funzionamento della Giunta e dell’intero apparato amministrativo regionale. Tali disposizioni dovranno anche regolare i rapporti con le autonomie locali e definire modalità e strumenti per garantire una maggiore presenza della Sardegna in Europa, nel Mediterraneo e nel contesto globale».

Nel capitolo sulle grandi riforme si sostiene inoltre che «s’intende potenziare l’Autonomia della Regione Sardegna attraverso il riconoscimento di nuove competenze, una nuova disciplina della forma di governo, degli istituti di democrazia partecipativa e una rinnovata politica fiscale, e rivendicando una pari dignità istituzionale nei rapporti bilaterali con lo Stato e perseguendo una maggiore incisività della rappresentanza dell’Isola nelle sedi decisionali a livello nazionale ed europeo». Si sostiene inoltre che la riforma dello Statuto dovrà essere un processo inclusivo per ottenere il più ampio consenso del sistema economico, politico, sociale, culturale e istituzionale.

Si è di fronte ad affermazioni generali e generiche, neppure sostanziate da una lettura delle esperienze pluridecennali maturate dalla stessa Regione, né da una riflessione e conseguente definizione dell’attuale questione sarda, dell’incidenza che l’Europa ha nelle politiche e nelle misure utili ad affrontarla, né da una riflessione sullo stato del confronto relativamente al riconoscimento dello status di insularità in Costituzione e non solo, né di come si intende procedere con la rinegoziazione con lo Stato relativamente a quali e nuovi poteri e se attraverso la Commissione paritetica, una Consulta oppure un’Assemblea costituente.

Mentre vengono avviati i lavori della Commissione speciale per le riforme istituzionali, che intende predisporre e approvare una nuova legge statutaria, e le norme di attuazione dello Statuto speciale, è utile verificare quante proposte di legge sono state presentate in materia presso il Consiglio regionale nella XVII legislatura. Le proposte di legge statutaria sono quattro e non risulta alcun disegno di legge della Giunta. A conferma delle valutazioni precedentemente riportate basta leggere l’oggetto delle proposte riportate in calce all'articolo.

Oltre la manutenzione dell’esistente

È illusorio ritenere che una nuova legge statutaria, limitata alla riforma della forma di governo o della legge elettorale, possa da sola migliorare in modo duraturo il rapporto tra politica, istituzioni e cittadini, o rafforzare la capacità della Regione nei confronti dello Stato e dell’Unione europea.

La questione centrale riguarda la “forma di Regione” e, più in generale, il patto costituzionale tra Stato e Sardegna. Temi come il diritto al lavoro e alla salute, l’autonomia finanziaria, il riconoscimento pieno dell’insularità, la rimozione delle disparità strutturali e l’affermazione di un autentico autogoverno richiedono una strategia complessiva e coerente.

Non è sufficiente denunciare l’inadempienza dello Stato; occorre anche riconoscere i limiti dell’attuale assetto regionale, spesso inefficace e incapace di svolgere un ruolo di regolazione dei bisogni e delle aspettative dei cittadini.

Una strategia di cambiamento

Il rischio concreto è che l’interesse collettivo venga sacrificato alla mera sopravvivenza delle classi dirigenti e alle rendite di posizione. Al contrario, una strategia di alto profilo dovrebbe puntare a:

  • superare l’inefficacia strutturale della Regione così come si è consolidata negli ultimi decenni;
  • rafforzare la rappresentanza politica e la capacità di incidere nelle sedi nazionali ed europee;
  • ridefinire i contenuti dell’autonomia speciale alla luce dei divari economici e sociali ancora presenti;
  • ricostruire un nuovo patto tra istituzioni e cittadini, fondato su giustizia sociale, libertà e partecipazione.

Le proposte di legge statutaria attualmente presentate in Consiglio regionale, tutte incentrate prevalentemente su aspetti elettorali, confermano l’assenza di un disegno organico di riforma. Senza una visione complessiva, il rischio è quello di riprodurre, ancora una volta, una scelta gattopardesca: cambiare qualcosa perché nulla cambi davvero.

Conclusione

La vertenza entrate e la riforma statutaria rappresentano un’occasione che la Sardegna non può permettersi di sprecare. Esse chiamano in causa non solo la Regione e lo Stato, ma l’intera società sarda. Senza un progetto chiaro di futuro, capace di ridefinire l’autonomia in senso sostanziale e non formale, la specialità rischia di restare una promessa incompiuta, sempre più distante dalle esigenze reali dei cittadini.

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Proposte di legge presentate presso il Consiglio regionale.

PL N. 4 STAT
CASULA - PIZZUTO - CANU - Norme per l'elezione del Consiglio regionale e del Presidente` della Regione. Istituzione dei collegi binominali e garanzia di parità d genere nella rappresentanza.
(Assegnata alla I Commissione permanente il 10/1 1/2025)

PL N. 3 STAT
DERIU - CORRIAS - FUNDONI - PIANO - PILURZU - PISCEDDA - SOLINAS Antonio - SORU - SPANO - Modifiche alla legge statutaria 12 novembre 2013, n. 1 (Legge statutaria elettorale ai sensi dell'articolo 15 dello Statuto speciale per la Sardegna), mirante al rafforzamento del principio della parità di genere.
(Assegnata alla I Commissione permanente il 09/07/2025)

PL N. 2 STAT
ORRÙ - DESSENA - LOI - Legge statutaria elettorale regionale ai sensi dell'articolo 15 dello Statuto speciale per la Sardegna.
Assegnata alla I Commissione permanente I'11/06/2025)

PL N. 1 STAT
DERIU - Legge statutaria elettorale ai sensi dell'articolo 15 della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3 (Statuto speciale per la Sardegna).
(Assegnata alla I Commissione permanente il 01/12/2024)