Analisi delle criticità, proposte di riforma e il nodo demografico
Personale sanitario, rete ospedaliera, accordo Stato-Regione, formazione medica e sostegno alla natalità
Documento aggiornato ad agosto 2026
1. Premessa e sintesi degli assi prioritari
La crisi della sanità sarda è ormai evidente a tutti i cittadini. La maggior parte ne conosce le disfunzioni e paga sulla propria pelle i ritardi e le criticità del settore, senza bisogno di verificare nel dettaglio le cause e le eventuali soluzioni. Ma sul versante politico, istituzionale e sociale è indispensabile sviscerare le ragioni di questa crisi, documentarla e farla diventare oggetto di quotidiana attenzione nelle sedi decisionali. Non è sufficiente vedere di questa emergenza la dimensione e le conseguenze enormi per i cittadini; si tratta di partire da questa amara constatazione per attivare tutte le conoscenze ed energie utili a invertire la rotta. Con questo documento si vuole aggiornare lo stato del problema sanità in Sardegna e contribuire ad una conoscenza propedeutica a iniziative utili al positivo cambiamento del settore socio-sanitario.
La sanità sarda attraversa infatti una crisi strutturale che non può essere affrontata con interventi tampone, ma richiede una riforma organica capace di aggredire le cause profonde, comprese quelle demografiche di lungo periodo che si intrecciano strettamente con la crisi del personale. Il presente documento ripercorre in forma discorsiva alcune analisi e proposte elaborate su sei assi prioritari e tra loro complementari.
Il primo asse riguarda gli interventi immediati su liste d'attesa e carenza di organico, di natura emergenziale e con un orizzonte di zero-due anni. Il secondo asse investe la revisione della governance, della rete ospedaliera e del modello Hub & Spoke, con un respiro strutturale di medio periodo. Il terzo asse punta alla rinegoziazione dell'accordo finanziario Stato-Regione del 2005, anch'esso di natura strutturale e di medio periodo. Il quarto asse riguarda l'abolizione del numero chiuso in medicina e la riforma della formazione specialistica, con un orizzonte di cinque-dieci anni. Il quinto asse è dedicato al reclutamento mirato e sostenibile di personale sanitario internazionale, misura transitoria pensata per un arco di due-quattro anni. Il sesto asse, infine, riguarda il sostegno strutturale alla natalità e alla genitorialità, concepito per ancorare pazienti e professionisti al territorio in un orizzonte di dieci anni e oltre.
I primi quattro assi riprendono e aggiornano l'impianto classico di riforma della sanità regionale; il quinto e il sesto allargano la prospettiva al nodo demografico, che rappresenta la causa di fondo, spesso trascurata, della crisi del personale sanitario: la Sardegna produce sempre meno cittadini, dunque sempre meno futuri professionisti e sempre meno pazienti da servire in modo sostenibile sul lungo periodo.
2. I più recenti provvedimenti della Giunta regionale (giugno 2026)
Prima di entrare nel merito dell'analisi è opportuno richiamare alcuni provvedimenti adottati dalla Giunta regionale nei mesi più recenti. Con delibera e determinazione ARES n. 1623 del 17 giugno 2026 è stato istituito un albo unico regionale per il reclutamento dei medici, gestito da ARES, destinato a medici in libera professione per l'emergenza-urgenza e le cure territoriali, con compensi orari differenziati da 40 a 100 euro a seconda della qualifica (laureati abilitati, specializzandi, specialisti, medici in quiescenza). Nella stessa data, una delibera di Giunta ha uniformato i compensi del personale dipendente per le prestazioni aggiuntive, fissando 100 euro l'ora per i medici e 60 euro l'ora per il comparto nelle prestazioni intra-aziendali, e rispettivamente 140 e 80 euro l'ora, con rimborso chilometrico, per quelle extra-aziendali.
A questi provvedimenti si è affiancata, con la Delib.G.R. n. 19/7 del 24 aprile 2026, la variazione di bilancio triennale 2026-2028 (DDL 203/A), approvata in via definitiva dal Consiglio regionale l'11 e 12 agosto 2026, per un totale di circa 2,5 miliardi di euro, di cui circa un miliardo destinato alla sanità. Si tratta di misure rilevanti, soprattutto sul fronte del reclutamento medico e degli incentivi economici al personale, che si affiancano a un più ampio piano straordinario di assunzioni e a interventi paralleli su formazione e natalità; tuttavia, come emerge dall'analisi che segue, intervengono su singoli aspetti dell'emergenza senza affrontarne le cause strutturali, che restano al centro delle proposte di riforma qui avanzate.
3. La variazione di bilancio sanitaria approvata dal Consiglio regionale (13 agosto 2026)
L'11 e il 12 agosto 2026 il Consiglio regionale ha approvato in via definitiva il disegno di legge 203/A, la variazione di bilancio triennale 2026-2028 da circa 2,5 miliardi di euro, di cui circa un miliardo destinato alla sanità: la manovra, fino a quel momento all'esame del Consiglio, è così diventata legge. Il via libera finale è arrivato il 12 agosto con 30 voti favorevoli su 43 votanti, dopo una discussione in Aula durata diverse sedute e l'esame di oltre 2.700 emendamenti; l'articolo 1, dedicato interamente a sanità e politiche sociali, era stato approvato il giorno precedente. L'assessore alla Programmazione e Bilancio, Giuseppe Meloni, ha definito il provvedimento la variazione più importante della legislatura, precisando che la gran parte delle risorse relative al 2026 è divenuta disponibile solo dopo il 10 luglio, a seguito della parifica del rendiconto da parte della Corte dei Conti e delle comunicazioni del MEF sulle maggiori entrate degli anni precedenti.
3.1 Le principali misure approvate
Rispetto all'impianto originario, l'articolo 1 approvato in Aula amplia sensibilmente le risorse per la sanità territoriale, il personale e le politiche sociali. Tra le voci più significative figurano dieci milioni di euro per il 2026 destinati all'assistenza territoriale e alla sanità di prossimità, nell'ambito della riprogrammazione della rete prevista dal DM 77/2022, e cinque milioni annui per il triennio 2027-2029 per il progetto "Casa di comunità mobile" rivolto alle aree periferiche prive di presidi fissi. Ad ARES Sardegna sono destinati 2,79 milioni annui, per il triennio 2026-2028, per la presenza medica nelle Case di comunità e per incentivi nelle zone disagiate riguardanti specialistica, trapianti e farmaceutica, mentre al sistema trapianti va un contributo straordinario di 2,35 milioni di euro per il 2026, destinato al personale di donazione, prelievo, trasporto e trapianto.
Sono inoltre stanziati 47 milioni di euro per il 2026 per opere manutentive delle Aziende Ospedaliere Universitarie di Cagliari (26 milioni) e Sassari (21 milioni), e risorse crescenti per il personale in carenza strutturale, infermieri e tecnici di radiologia, nelle zone disagiate, che passano da 6,5 a 12,6 e infine a 14,5 milioni di euro l'anno nell'arco 2026-2030. Sono previsti compensi aggiuntivi per 400.000 euro l'anno, dal 2026, per i medici dell'emergenza territoriale (AREUS, pronto soccorso), e un potenziamento del sistema di elisoccorso per 11,5 milioni di euro. Sul fronte sociosanitario, dal 2026 sono stanziati 12,3 milioni di euro, in crescita fino a 16,1 milioni l'anno, per il rimborso del personale infermieristico nelle strutture accreditate, oltre a 8 milioni di euro nel 2026 per l'integrazione delle rette delle strutture residenziali, quale misura sperimentale. Sul fronte della formazione, circa 7,8 milioni di euro nel triennio sono destinati a rimborsi per specializzandi in Sardegna, attività extra-regionali e area non medica. Infine, il Fondo regionale per la non autosufficienza cresce di 1,68 milioni l'anno per il triennio 2026-2028, i programmi per la disabilità grave (Legge 162 e "Ritornare a casa Plus") ricevono 50,04 milioni di euro, e il Reddito di Inclusione Sociale (REIS) sale a 52,4 milioni di euro nel 2026, con un incremento di 13,8 milioni.
La presidente Todde ha richiamato in Aula anche le misure già in corso, il piano straordinario per 500 medici, 1.000 infermieri, 200 professionisti sanitari stranieri e 50 tecnici di laboratorio, oltre 100 medici di medicina generale destinati alle sedi carenti e il potenziamento della medicina penitenziaria, con 32 posti coperti su 50, presentando la variazione come prosecuzione di un percorso già avviato piuttosto che come intervento a sé stante.
3.2 Una lettura critica della manovra
L'approvazione conferma nella sostanza il giudizio già espresso a proposito della "manovrina" di aprile: si tratta di risorse rilevanti, la cifra sanitaria è più che raddoppiata rispetto alla stima iniziale di oltre 100 milioni, arrivando a circa un miliardo sul triennio, ma che restano, nella loro impostazione, più vicine a un insieme di interventi puntuali che a un piano organico. Vanno segnalati almeno quattro elementi di criticità.
Il primo riguarda metodo e tempistica: la stessa maggioranza ha riconosciuto che la mole di risorse è divenuta disponibile solo dopo il 10 luglio 2026, a seguito della parifica del rendiconto da parte della Corte dei Conti. Una programmazione sanitaria pluriennale, come auspicato dal secondo asse di questa relazione, non dovrebbe dipendere da entrate straordinarie e imprevedibili emerse a bilancio quasi concluso, ma da flussi di finanziamento stabili e programmabili.
Il secondo elemento è la frammentazione: il provvedimento è stato discusso attraverso oltre 2.700 emendamenti, decisi in gran parte singolarmente in Aula. Osservatori indipendenti hanno descritto l'operazione come una distribuzione di "briciole a pioggia", con decine di micro-interventi che sostituiscono, invece di integrare, una programmazione sanitaria e sociale organica.
Il terzo elemento riguarda trasparenza e controllo: non è presente nei provvedimenti uno strumento di verifica e controllo, della spesa e della sua localizzazione, da parte del Consiglio regionale, attraverso la competente Commissione: cioè un cronoprogramma, il personale previsto, i servizi erogati e i criteri di priorità per gli interventi finanziati. Ciò indebolisce il ruolo di indirizzo e controllo delle Conferenze socio-sanitarie e degli enti locali.
Nel merito, alcune misure vanno nella direzione già indicata da questa relazione: il rafforzamento dell'elisoccorso può in parte compensare la perdita di presidi di emergenza-urgenza nei piccoli ospedali riconvertiti in Case e Ospedali di Comunità, e l'incremento del REIS e del Fondo non autosufficienza si muove nel solco delle proposte sull'integrazione socio-sanitaria. Restano tuttavia scoperti i nodi strutturali al centro di questa analisi: nessuna misura interviene sulla rinegoziazione dell'accordo Stato-Regione, sul superamento del numero chiuso in medicina o su un collegamento esplicito tra gli incentivi al personale sanitario e le politiche per la natalità e la famiglia. Il fondo da 56 milioni per l'attrazione di giovani e professionisti qualificati resta, in questo senso, una misura generale, non calibrata sui professionisti della sanità nelle aree disagiate come suggerirebbe il "patto di radicamento" proposto più avanti. In sintesi, la variazione di bilancio conferma la disponibilità di risorse straordinarie per la sanità sarda, ma non risolve, anzi, nel metodo per emendamenti sembra per certi versi aggravare, il deficit di visione organica che questa relazione individua come problema di fondo.
4. Il quadro dei dati: la situazione al 2025-2026
Prima di esaminare i singoli assi di intervento è fondamentale inquadrare le criticità con dati aggiornati. Il quadro che emerge è allarmante e ben documentato, e non riguarda solo l'offerta di servizi ma anche, a monte, la dinamica demografica dell'isola.
4.1 La rinuncia alle cure
La Sardegna è la regione italiana con il tasso più elevato di rinuncia alle prestazioni sanitarie. Secondo i dati ISTAT e il Rapporto Gimbe 2025, nel 2024 il 17,2% dei sardi ha rinunciato a curarsi, il peggior dato nazionale, a fronte di una media italiana del 9,9%, essa stessa in aumento rispetto al 7,6% del 2023. Tra le cause, il 6,8% è riconducibile alle liste d'attesa, in crescita di 2,3 punti percentuali rispetto al 2023, mentre il 5,3%, a livello nazionale, è dovuto a difficoltà economiche.
4.2 La carenza di medici di medicina generale
Il crollo dei medici di famiglia in Sardegna è il dato strutturale più critico, ampiamente superiore alla media nazionale. Tra il 2019 e il 2024 la Sardegna ha registrato un calo dei medici di medicina generale del 40,3%, il più marcato d'Italia, a fronte di una media nazionale del 14,1%. Alla fine di marzo 2025 circa un terzo delle sedi risultava vacante, secondo i dati del Consiglio regionale sardo, mentre ARES stima in oltre 467 i medici di medicina generale mancanti, con una copertura che scende al 60% a Oristano e al 56% a Nuoro. Entro il 2028, secondo i dati FIMMG e Gimbe 2026, altri 231 medici di medicina generale raggiungeranno l'età della pensione solo in Sardegna. A questo si aggiunge una stima di circa 1.154 medici specialisti mancanti, con un'emergenza particolarmente sentita tra anestetisti, chirurghi e pediatri.
4.3 Il nodo demografico: la denatalità sarda
Alla crisi dell'offerta si somma, a monte, una crisi della domanda futura: il fabbisogno formativo e occupazionale della sanità sarda supera ormai strutturalmente le possibilità offerte dallo sviluppo demografico dell'isola. Il calo delle nascite, i mutamenti degli stili di vita e oltre un decennio di numero chiuso a Medicina hanno concorso a depauperare l'offerta sanitaria, in un contesto in cui la Sardegna registra un tasso di fecondità tra i più bassi d'Italia: 0,91 figli per donna nel 2024, con una stima ancora più bassa per il 2025e 2026.
Il fenomeno più visibile di questa dinamica è la trasformazione della rete ospedaliera minore: gran parte dei piccoli ospedali sardi sono stati riconvertiti in Ospedali di Comunità o Case della Comunità, strutture pensate per un'assistenza prevalentemente infermieristica e per pazienti dimissibili non ancora pronti a tornare a casa, non per l'emergenza-urgenza. Il Piano operativo regionale prevedeva la riconversione di 13 strutture esistenti, con una concentrazione nella provincia di Sassari, all'interno dell'obiettivo PNRR di 50 Case della Comunità e 13 Ospedali di Comunità.
È proprio questo intreccio tra crisi del personale e crisi demografica a motivare la scelta, oltre ai quattro assi "classici" di riforma sanitaria, di leggere in modo integrato anche il reclutamento internazionale e le politiche della natalità, quinto e sesto asse di questo documento.
4.4 Le misure già adottate: un quadro d'insieme
La Giunta regionale ha avviato diversi interventi su più fronti, che tuttavia restano insufficienti rispetto all'entità della crisi.
Sul fronte delle liste d'attesa e del personale, tra il 2024 e il 2025 sono stati stanziati 3,5 milioni annui per il triennio 2025-2027 (a cui si aggiungono 3,9 milioni nazionali per il 2025) per lo smaltimento delle liste tramite prestazioni aggiuntive, ai sensi della LR n. 13/2025 e del DL 202/2024; 7,6 milioni sono stati destinati al personale nel budget del Servizio sanitario regionale 2024; oltre 10 milioni complessivi sono stati impiegati per il privato accreditato sulle liste d'attesa. Le politiche sociali del REIS sono cresciute a 42 milioni nel 2025, con un incremento del 22% rispetto ai 34 milioni precedenti. Un risultato positivo riguarda l'assistenza domiciliare integrata per gli anziani over 65: alla fine del 2025 la copertura ha raggiunto l'11,69%, superando il target del 10% fissato dal PNRR — un punto di partenza incoraggiante, ma non un traguardo, se si considera che la strada resta lunga su tutti gli altri fronti.
Sul fronte degli incentivi economici e del piano straordinario di assunzioni, è stato varato un piano per 1.000 infermieri e 500 medici a tempo indeterminato, con un canale complementare di 450 professionisti sanitari dall'estero, 200 medici, 200 infermieri, 50 tecnici di radiologia, previsto per il biennio 2027-2028. Sono stati stanziati 33,4 milioni di euro in tre anni per incentivi economici al personale nelle aree disagiate, e 5 milioni annui del Fondo IRA, ripartiti in base alla pressione sui pronto soccorso e al disagio geomorfologico delle sedi. Il limite di questi strumenti non risiede nella loro esistenza, ma nella loro entità rispetto al differenziale di attrattività con le città e con l'estero, e nella loro natura ancora largamente a termine più che strutturale.
Sul fronte della formazione, per il 2025 sono stati attivati 233 contratti regionali di formazione specialistica aggiuntivi rispetto al fabbisogno statale, 185 di area medica e 48 non medica, per oltre 5,8 milioni di euro, vincolati a un impegno di almeno tre anni di attività nel Servizio sanitario regionale dopo la specializzazione. La borsa di formazione in medicina generale è stata equiparata, salendo da 11.603 a 25.500 euro annui, per rendere la medicina di territorio competitiva rispetto a quella ospedaliera, ed è in discussione la proposta di innalzare a 35-40mila euro le borse per le specialità meno ambite ma più necessarie, come medicina d'urgenza, anestesia e medicina interna. Va tuttavia segnalato un dato da correggere: nel 2024 solo il 30% dei contratti di area medica disponibili è stato effettivamente assegnato, 58 su 196, segno che il problema non è solo il numero dei posti ma la loro distribuzione per specialità e la loro reale attrattività.
Sul fronte della natalità e del sostegno alla famiglia, il Bonus bebè eroga 600 euro mensili per il primo figlio e 400 euro per ciascun figlio successivo, per le famiglie residenti o che trasferiscono la residenza nei Comuni con meno di 5.000 abitanti, con uno stanziamento di 51,4 milioni di euro per il 2026, confermato per l'intero triennio 2026-2028. Il programma Nidi Gratis, con nuove linee guida in vigore dal 2026, sostiene le famiglie nei costi dei servizi educativi per la prima infanzia, con l'obiettivo dichiarato di favorire la conciliazione tra vita familiare e lavoro. Resta aperto, infine, il tema dei punti nascita: il Ministero della Salute ha segnalato, in occasione di un confronto in Sardegna, la disponibilità a rivedere i percorsi di chiusura previsti dagli standard nazionali per le strutture con volumi di parti sotto soglia.
5. Primo asse: interventi urgenti su liste d'attesa e organici
5.1 Liste d'attesa: la priorità assoluta
La Sardegna è la regione dove la percentuale di cittadini che rinuncia a curarsi per le liste d'attesa raggiunge il valore più alto d'Italia, il 17,2% nel 2024 secondo l'ISTAT. Questo dato non è solo un indicatore sanitario: è un fallimento del diritto costituzionale alla salute, sancito dall'articolo 32 della Costituzione.
Le misure necessarie, in ordine di urgenza, sono quattro. Anzitutto il potenziamento immediato degli organici: nessuna riduzione delle liste d'attesa è sostenibile senza un aumento significativo del personale medico, infermieristico e di supporto. L'istituzione dell'Unità Centrale di Gestione (RUAS) e l'adesione alla piattaforma nazionale PNLA, operativa dal 2025, rappresentano passi avanti, ma vanno accompagnati da assunzioni strutturali. In secondo luogo, la revisione delle convenzioni con il privato accreditato, che devono garantire prestazioni accessibili senza oneri aggiuntivi per i cittadini, con tariffe allineate ai LEA e controlli sui tempi effettivi di erogazione. In terzo luogo, la riforma dell'intramoenia: l'attività libero-professionale intramuraria non può costituire un percorso preferenziale retribuito a spese del paziente, ed è necessario introdurre un meccanismo stringente di recupero delle liste d'attesa tramite l'intramoenia, con tariffe regolamentate. Infine, la revisione degli orari e degli emolumenti, poiché la carenza di personale è aggravata dalla scarsa attrattività delle condizioni contrattuali: la perequazione avviata nel 2024, con 10 milioni di euro, va ampliata.
5.2 Carenza di medici di base e specialisti
Tra il 2019 e il 2024 la Sardegna ha perso il 40,3% dei propri medici di medicina generale, il dato peggiore d'Italia, contro una media nazionale del 14,1%. Entro il 2028 ulteriori 231 medici raggiungeranno il limite di età. Le province di Oristano e Nuoro sono le più colpite, con tassi di copertura inferiori al 60%. La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 84 del 2025, ha confermato la legittimità della legge regionale sarda che consente l'impiego di medici in quiescenza nelle aree disagiate: una misura straordinaria e temporanea che non può tuttavia sostituire interventi strutturali.
Gli interventi strutturali necessari comprendono un piano straordinario di reclutamento, con borse di studio aggiuntive per medici disponibili a operare nelle aree interne, incentivi economici differenziati per zone disagiate e percorsi di stabilizzazione rapida; accordi con associazioni mediche straniere, come proposto dall'Ordine del Giorno n. 50/XVII del Consiglio regionale, per attivare accordi-quadro di reclutamento da paesi con eccedenza di medici formati; il rafforzamento delle Case della Comunità, con applicazione piena del DM 77/2022 per garantire un presidio medico stabile nei territori, riducendo la dipendenza dal pronto soccorso ospedaliero; e infine l'obiettivo di garantire un medico di famiglia in tutte le comunità, poiché la copertura universale è un obbligo di sistema, non un obiettivo di mandato.
6. Secondo asse: governance, rete ospedaliera e medicina territoriale
6.1 Il fallimento del modello Hub & Spoke nell'isola
Il modello Hub & Spoke, mutuato dalla logistica distributiva e sviluppato in contesti geografici continentali, non è stato adattato alle specificità sarde: insularità, viabilità carente nelle aree interne, distribuzione demografica dispersa. Il risultato è una rete ospedaliera di prossimità smantellata, con Hub già sotto pressione e Spoke privi di risorse e personale sufficienti.
Questo smantellamento si riflette anche nella riconversione della rete ospedaliera minore: la trasformazione di gran parte dei piccoli ospedali sardi in Ospedali di Comunità o Case della Comunità, strutture per l'assistenza infermieristica post-acuzie, non per l'emergenza-urgenza, rischia di lasciare scoperte le aree interne proprio nei momenti di maggiore necessità, se non accompagnata da una rete di trasporto sanitario e da presìdi di primo soccorso adeguati.
Le proposte di revisione comprendono la riattivazione degli ospedali di prossimità nelle aree interne, con reparti essenziali di medicina interna, chirurgia di urgenza, pediatria e ostetricia, calibrati sul bacino demografico e collegati in rete con gli Hub; la piena attivazione dei 24 distretti socio-sanitari previsti dalla legge regionale dell'11 settembre 2020, che devono disporre di personale, risorse e autonomia reale, non solo di un organigramma formale; il rafforzamento del ruolo delle Conferenze socio-sanitarie, affinché sindaci e comunità locali abbiano potere effettivo di indirizzo e controllo, con la partecipazione delle forze sociali; un confronto strutturato, per quanto riguarda le Aziende Ospedaliere Universitarie e gli IRCCS, con operatori, organizzazioni professionali, enti locali e Regione, evitando scelte calate dall'alto; e infine una verifica puntuale, struttura per struttura, delle 13 conversioni in Case e Ospedali di Comunità previste dal Piano operativo regionale,concentrate nella provincia di Sassari, accompagnandole con un presidio di emergenza-urgenza alternativo nei bacini più isolati, per evitare vuoti di copertura.
6.2 Integrazione socio-sanitaria e Piano dei Servizi alla Persona
Il Piano dei Servizi alla Persona, che riguarda anziani, disabilità, famiglia, inclusione e i Piani Locali Unitari dei Servizi (PLUS), deve essere strettamente connesso alla programmazione sanitaria. Sull'assistenza domiciliare integrata, il risultato dell'11,69% di anziani over 65 in carico al 31 dicembre 2025 è un punto di partenza che dovrebbe salire progressivamente al 15-20% entro il 2030, con risorse adeguate. Sulle cure palliative, nel 2024 sono stati presi in carico 1.697 pazienti adulti, il 37% del fabbisogno stimato, e 9 minori, il 26%: l'obiettivo di copertura del 90% entro il 2028 è ambizioso ma necessario.
Sul REIS, le risorse 2025 sono cresciute del 22%, da 34 a circa 42 milioni di euro, ed è necessario rafforzare il vincolo di partecipazione a percorsi formativi e lavorativi, con misure attive concordate con l'Assessorato del Lavoro. Sui PLUS, occorre aumentare la copertura finanziaria dei progetti per evitare il sovraccarico sui Comuni capofila, spesso causa di difficoltà gestionali: il Fondo regionale dei servizi alla persona, pari a 23 milioni annui nel triennio 2025-2027, va incrementato. Sulla non autosufficienza, il relativo fondo, stimato in circa 258 milioni annui, deve essere integrato con risorse nazionali ed europee in modo programmato e pluriennale. Infine, sui punti nascita nelle aree interne, va colta la disponibilità segnalata dal Ministero della Salute a rivedere i percorsi di chiusura previsti dagli standard nazionali per le strutture con volumi di parti sotto soglia, in coerenza con la logica di prossimità qui esposta e con l'obiettivo di sostegno alla natalità sviluppato più avanti.
7. Terzo asse: la rinegoziazione dell'accordo Stato-Regione
L'accordo del 2005 tra Regione Sardegna e Stato in materia sanitaria è diventato insostenibile. La Sardegna, in quanto regione a statuto speciale, ha responsabilità di spesa senza piena corrispondenza di trasferimenti adeguati.
Il quadro degli accordi recenti conferma la complessità del rapporto finanziario con lo Stato. L'accordo del 20 ottobre 2024, recepito dalla Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024), ha disciplinato il contributo alla finanza pubblica e la restituzione di risorse ricevute in eccesso nel periodo dell'emergenza Covid, con un piano di rimborso articolato su 850 milioni di euro fino al 2029. Parallelamente, la Regione affronta vincoli nazionali sul personale e sulla spesa che ne limitano la capacità di risposta alla crisi sanitaria, pur in presenza di bisogni ben superiori alla media nazionale.
Le azioni necessarie sono quattro: l'apertura immediata di un tavolo negoziale con il Governo nazionale per la revisione degli oneri finanziari in capo alla Regione in materia sanitaria, valorizzando i costi aggiuntivi derivanti dall'insularità, trasporto sanitario, dispersione territoriale, spopolamento delle aree interne; il riconoscimento dell'insularità come fattore strutturale di maggiore spesa sanitaria pro capite, analogamente a quanto avviene per le isole minori in sede europea; la revisione dei vincoli sul turnover del personale sanitario, poiché i tetti di spesa nazionali stanno impedendo le assunzioni necessarie a colmare le carenze di organico, creando un vero e proprio cortocircuito normativo; e l'accesso prioritario ai fondi strutturali europei, FESR e FSE+, per investimenti in edilizia sanitaria, tecnologie e telemedicina nelle aree interne.
8. Quarto asse: formazione medica, numero chiuso e specializzazione
8.1 Il nodo del numero chiuso
La Sardegna è tra le regioni che pagano il prezzo più alto per la scarsità di medici formati. Il numero chiuso alla facoltà di medicina, anche con la recente riformulazione, pur essendo una scelta di competenza nazionale, ha prodotto un imbuto formativo che aggrava le carenze regionali. Nel 2025 il concorso per la formazione in medicina generale ha registrato in Sardegna tre candidati in meno rispetto alle borse disponibili, il 5% in meno, in controtendenza rispetto alla media nazionale, che ha visto un aumento del 26% di candidati sulle borse.
La posizione e l'iniziativa regionale proposte comprendono l'avvio di un'iniziativa politica forte, in sede di Conferenza Stato-Regioni, per la progressiva e totale eliminazione del numero chiuso in medicina, sostituito da una selezione in itinere, al termine del primo anno, basata sul merito; l'aumento delle borse di formazione in medicina generale finanziate dalla Regione, con particolare attenzione alle specializzazioni in carenza strutturale — anestesia, medicina d'urgenza, pediatria, chirurgia generale; e la promozione di accordi con le Università di Cagliari e Sassari per percorsi dedicati a medici destinati alle aree interne, con borse vincolate all'esercizio professionale in Sardegna per almeno cinque anni.
8.2 La riforma delle scuole di specializzazione
Le scuole di specializzazione non corrispondono più alle necessità del sistema sanitario regionale: i curriculum formativi sono rigidi, i trattamenti economici degli specializzandi non competitivi, e la verifica della qualità è insufficiente. La Regione ha già mosso alcuni passi in questa direzione, con i 233 contratti regionali aggiuntivi per il 2025 e la borsa di medicina generale portata a 25.500 euro annui, ma il tasso di copertura resta basso, solo il 30% dei contratti di area medica disponibili nel 2024 è stato effettivamente assegnato, segno che occorre agire non solo sul numero dei posti ma sulla loro attrattività reale.
Gli interventi proposti comprendono l'aumento delle borse di specializzazione nelle discipline in carenza strutturale, con cofinanziamento regionale aggiuntivo rispetto ai fondi nazionali, proseguendo la proposta già in discussione di portarle a 35-40mila euro per le specialità meno ambite, come medicina d'urgenza, anestesia e medicina interna; l'adeguamento dei trattamenti economici degli specializzandi e la revisione degli orari, per rendere il percorso formativo sostenibile e attrattivo; l'introduzione di sistemi di verifica della qualità dei programmi formativi, con valutazione periodica dei curriculum e degli esiti occupazionali; accordi inter-universitari per rotazioni negli ospedali sardi, per ridurre il fenomeno della fuga dei giovani medici formati altrove che non fanno ritorno nell'isola; e il rafforzamento del vincolo di permanenza nel Servizio sanitario regionale già previsto dai nuovi contratti di formazione, rendendolo coerente e uniforme su tutte le specialità finanziate dalla Regione.
9. Quinto asse: il reclutamento internazionale di personale sanitario
Il canale estero è già inserito nel piano regionale come misura sussidiaria e non sostitutiva rispetto alla formazione e al reclutamento interno: nel biennio 2027-2028 sono previsti 450 professionisti sanitari dall'estero, 200 medici, 200 infermieri e 50 tecnici di radiologia, nell'ambito del più ampio piano straordinario di assunzioni già richiamato.
Per essere sostenibile ed eticamente corretto, il reclutamento internazionale richiede tre condizioni. La prima è una formazione linguistica e di inserimento strutturata prima e durante l'impiego, per garantire sicurezza clinica e integrazione professionale. La seconda è la stipula di accordi bilaterali con i paesi di provenienza, per evitare di depauperare sistemi sanitari già fragili, in linea con quanto proposto dall'Ordine del Giorno n. 50/XVII del Consiglio regionale. La terza è un percorso di stabilizzazione chiaro oltre il contratto biennale a termine, per non generare un nuovo turnover e per consentire, a chi lo desidera, di radicarsi stabilmente sul territorio insieme alla propria famiglia.
Il reclutamento internazionale va quindi inteso come un ponte necessario nell'immediato, per coprire il gap generato da pensionamenti e carenze strutturali, e non come una soluzione permanente in sé, che resta affidata al primo, al quarto e al sesto asse.
10. Sesto asse: natalità e sostegno alla genitorialità — un patto di radicamento
Nessuno degli assi precedenti risolve la causa strutturale della crisi: la Sardegna produce sempre meno cittadini, dunque sempre meno futuri professionisti sanitari e sempre meno pazienti da servire in modo sostenibile sul lungo periodo. Un intervento credibile deve collocare la questione del personale sanitario dentro una cornice più ampia di politica della natalità e della famiglia, che agisca su più leve contemporaneamente.
10.1 Cosa esiste già in Sardegna
Le misure in vigore, Bonus bebè, Nidi Gratis, apertura sui punti nascita, sono già state richiamate. Si tratta però di avviare e concretizzare un programma che integri in un'unica visione famiglia, natalità e coesione territoriale, tenendo conto che il calo delle nascite mette insieme stili di vita e scelte culturali, ma anche gli effetti del lavoro precario, dei salari insufficienti, delle difficoltà di accesso alla casa e dei servizi carenti. In questa direzione non è sufficiente denunciare le criticità e i problemi strutturali: è urgente e indispensabile che le istituzioni, la Regione in primo luogo, esprimano visione progettuale, efficacia ed efficienza attuativa, e coinvolgano i diversi soggetti che operano nel settore e le rappresentanze sociali ed economiche. Altrettanto rilevante è la volontà e la capacità di queste ultime di mobilitare tutto il mondo del lavoro per sollecitare la condivisione degli obiettivi e la loro attuazione in tempi rapidi per quanto riguarda le emergenze, con un'adeguata e programmata dislocazione temporale sugli aspetti strutturali e di più lungo periodo.
10.2 La proposta: legare la carriera dei professionisti sanitari al radicamento familiare
L'idea alla base di questo asse è di trattare gli incentivi ai professionisti della sanità e il sostegno alla natalità non come due politiche parallele, ma come un unico patto di radicamento, costruito su cinque misure concrete.
La prima è la maggiorazione dell'indennità di sede disagiata per i professionisti sanitari che trasferiscono stabilmente la residenza familiare nel comune sede di servizio, sul modello già impiegato per il bonus bebè nei piccoli comuni. La seconda è l'estensione graduale del bonus natalità, oggi riservato ai piccoli comuni, ai professionisti sanitari assunti in strutture periferiche indipendentemente dalla soglia demografica del comune, così da rafforzare l'attrattività proprio dove l'offerta si è ridotta ad ambulatorio o presidio di comunità. La terza è la priorità di accesso ai servizi per l'infanzia, asili nido gratuiti, tempo prolungato, per i figli dei professionisti sanitari in servizio nelle aree carenti, così da agire sulla conciliazione vita-lavoro segnalata come primo ostacolo dalle famiglie giovani. La quarta è la previsione di politiche abitative dedicate, con alloggi di servizio a canone calmierato destinati al nucleo familiare del professionista, e non solo al singolo dipendente, superando un limite tipico degli incentivi attuali che guardano al lavoratore isolato e non alla famiglia. La quinta, infine, è un vincolo reciproco e non punitivo: il maggior sostegno economico e abitativo è condizionato alla permanenza pluriennale già prevista dai contratti di formazione regionale, ma esteso, su base volontaria e incentivata, non obbligatoria, a chi si impegna a stabilizzare la propria vita familiare nel territorio.
10.3 Un punto di cautela
Va segnalato con onestà che legare benefici economici alle scelte riproduttive delle persone è un terreno delicato, su cui la letteratura di politica sociale è divisa. L'evidenza sui bonus natalità mostra effetti generalmente modesti sul tasso di fecondità complessivo se non accompagnati da politiche strutturali su lavoro, casa e servizi; funzionano meglio come misure di sostegno al reddito e di attrattività territoriale che come leva demografica isolata. Per questo la proposta qui presentata inquadra il sostegno alla famiglia non come condizione impositiva, ma come incentivo aggiuntivo e volontario dentro un pacchetto più ampio di attrattività, che resta valido anche per chi non ne beneficia direttamente.
11. Uno sguardo d'insieme sui sei assi
Riassumendo, il primo asse, liste d'attesa e organici, punta, attraverso assunzioni strutturali, la revisione delle convenzioni e dell'intramoenia e l'adesione al PNLA, a ridurre la rinuncia alle cure legata alle attese, in un orizzonte immediato di zero-due anni. Il secondo asse, governance e rete ospedaliera, mira, tramite la riattivazione degli ospedali di prossimità e la piena attivazione dei 24 distretti, a correggere gli squilibri del modello Hub & Spoke, in un orizzonte di medio periodo. Il terzo asse, l'accordo Stato-Regione, punta, attraverso un tavolo negoziale, il riconoscimento dell'insularità e la revisione dei tetti di spesa, ad allineare risorse e responsabilità di spesa, anch'esso in un orizzonte di medio periodo.
Il quarto asse, formazione e numero chiuso, mira, tramite il superamento del numero chiuso, le borse maggiorate e la riforma delle specializzazioni, a rimpiazzare i pensionamenti con personale formato in Sardegna, in un orizzonte di cinque-dieci anni. Il quinto asse, reclutamento internazionale punta, attraverso accordi bilaterali etici, formazione linguistica e un percorso di stabilizzazione, a coprire il gap nell'immediato senza depauperare i paesi terzi, in un orizzonte transitorio di due-quattro anni. Il sesto asse, natalità e genitorialità, mira, tramite bonus natalità, nidi gratis, punti nascita e il patto di radicamento per i professionisti, a sostenere la natalità e ad ancorare i professionisti al territorio, in un orizzonte strutturale di dieci anni e oltre.
12. Conclusioni: un piano organico, non interventi frammentati
Le criticità della sanità sarda sono sistemiche e interconnesse. Non possono essere affrontate con misure isolate o con finanziamenti temporanei. Ciò che serve è un piano organico, condiviso tra Regione, enti locali, operatori del settore e forze sociali, che aggredisca contemporaneamente la carenza di personale, con un piano straordinario di reclutamento e formazione; l'inaccessibilità ai servizi, con la revisione della rete ospedaliera e il potenziamento della medicina territoriale; le disuguaglianze territoriali, con risorse differenziate per le aree interne e i comuni più colpiti dallo spopolamento; il nodo finanziario, con la rinegoziazione degli accordi con lo Stato; il deficit formativo, con la riforma dell'accesso alla medicina e delle scuole di specializzazione; e il nodo demografico, con un sostegno strutturale e di lungo periodo alla natalità e alla genitorialità dei professionisti e delle famiglie sarde.
Il filo che tiene insieme questi sei assi è temporale prima ancora che tematico. Gli incentivi economici e il reclutamento internazionale agiscono nell'immediato, tamponando l'emergenza dei prossimi due-quattro anni. La leva sulla formazione specialistica regionale produce effetti nel medio periodo, il tempo di una specializzazione. Il sostegno strutturale alla genitorialità e alle famiglie è l'unico intervento che agisce sulla causa di fondo, ma richiede un orizzonte di dieci o più anni prima di tradursi in nuovi professionisti sardi formati e radicati.
Il rischio, se questi sei assi restano scollegati come spesso accade nella programmazione sanitaria regionale, è di continuare a rincorrere l'emergenza con misure a termine, bandi, incentivi una tantum, contratti biennali, senza mai intervenire sul motivo per cui, tra vent'anni, la Sardegna potrebbe non avere né abbastanza pazienti giovani né abbastanza professionisti sardi per curarli.
Il diritto alla salute non è un beneficio, è un diritto costituzionale, sancito dall'articolo 32 della Costituzione. In Sardegna, dove quasi un abitante su cinque ha rinunciato a curarsi nel 2024, questo diritto è sistematicamente violato. Non è accettabile. In considerazione del primario interesse collettivo, è urgente che alle proposte si affianchi una forte e diffusa mobilitazione sociale e popolare, per chiedere alla Giunta regionale e al Governo nazionale di agire subito, con efficienza ed efficacia, su tutti e sei gli assi indicati, compreso quello, spesso dimenticato, della natalità.
Fonti e riferimenti
ISTAT, Monitoraggio LEA 2024. Rinuncia alle prestazioni sanitarie.
Fondazione GIMBE, Rapporto sulla carenza di medici di medicina generale, marzo 2025, e dati su carenza di medici di base e specialisti 2025-2026.
Corte dei Conti, Quaderno n. 4. Analisi del Servizio Sanitario Nazionale (2025); Relazione sullo stato di attuazione del PNRR Missione 6 Salute in Sardegna (2026).
Azienda Regionale della Salute (ARES) Sardegna, dati su carenza MMG, 2025.
Consiglio Regionale della Sardegna, Ordine del Giorno n. 50/XVII (settembre 2025).
Regione Autonoma della Sardegna, dichiarazioni della Presidente Todde al Consiglio Regionale (aprile 2026); delibere e comunicati su Piano straordinario di assunzioni, Bonus bebè, Nidi Gratis, Fondo IRA (2025-2026).
Corte Costituzionale, Sentenza n. 84 del 20 giugno 2025 (medici quiescenti in aree disagiate).
Temi.Camera.it, Accordi bilaterali Stato-Regione Sardegna (aggiornato maggio 2026).
FIMMG / Il Sole 24 Ore, Pensionamenti MMG 2024-2028 (marzo 2026).
Sky TG24 / Quotidiano Sanità, dati rinuncia alle cure novembre 2025; articoli su contratti di formazione specialistica, Ospedali di Comunità, punti nascita (2025-2026).
OMS Europa, OCSE, dati comparativi sulla carenza di personale sanitario in Europa.
